itzh-TWenfrdejaptrues

Iruya, il villaggio dell'Argentina fermo nel tempo

Iruya fu fondata ufficialmente nel 1753, ma i primi abitanti si stabilirono qui circa 100 anni prima. Erano principalmente aborigeni di cui le radici più antiche risalgono agli Ocloyas , un popolo appartenente ad un gruppo etnico Inca.

Raggiungo questo villaggio nell'estremo nord dell'Argentina, quasi al confine con la Bolivia. Tre ore di bus sgangherato, strada in terra battuta e vallate vertiginose, mi ricordano i percorsi in Nepal per raggiungere i villaggi dell'Himalaya.

Perfetto, è proprio questo genere di pace che stavo cercando. Arrivo che è già buio. Trovo ospitalità da una gentile famiglia con due piccoli bimbi così belli e dolci che riuscirebbero a sciogliere il cuore a chiunque. Faccio un giro nel villaggio illuminato dalla piccola chiesa affollata dai fedeli.

Mille anime incastonate tra queste montagne colorate e altissime, sembrano enormi cattedrali di pietra.
Mi sveglio sempre prima dell'alba e corro sul tetto per ammirare lo spettacolo, vivo seguendo i ritmi naturali.
Così ho riscoperto la pace e il grande distacco dalla società che offre questo luogo.
Iruya adesso è la mia Himalaya.
Quello di cui avevo bisogno.

Oggi ho raggiunto il villaggio di San Isidro, 5 km percorsi in un letto di un accessibile è transitabile solo da maggio ad ottobre.
All'arrivo pochissime baracche, qualche struttura in mattoni, l'immancabile chiesa in perfetto stato, un campo di calcio improvvisato con pietre e pali di legno, una scuola ed un minuscolo cimitero posto sul lato della collina.

Continuo a svegliarmi prima dell'alba ed ho sempre il tempo per salire sul tetto e godermi questo mistico momento.

Una fitta nebbia tra queste imponenti e silenziose montagne, sembrano due giganti che mi sorvegliano. I condor cominciano disegnare in aria perfetti cerchi, forse già a setacciare la valle in cerca di qualche preda. L'aria è fredda ed il silenzio forse ancora di più.
Da quanto tempo non mi trovo solo con me stesso in questo vuoto?

Cammino in questa vasta valle contemplando questi colori unici che mai avevo visto prima.
Passerò il resto dei giorni in totale riflessione rimandando la mia partenza sempre un giorno più in là.
Dormirò tante ore al giorno e il mio rapporto con la famiglia e gli abitanti di questo piccolo villaggio crescerà sempre di più con il passare del tempo.

Dopo due settimane mi sento pronto a lasciare questa sconosciuta ed abbandonata realtà.
Nel cuore della notte preparo le mie cose e lascio un biglietto di ringraziamenti alla dolce famiglia, mi dispiacerebbe svegliarli mentre riposano profondamente.

Tags: Argentina

StampaEmail

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.